Di ritorno dallo spettacolo "La maratona di New York" scrivo un breve post prima della gara di domani.
Lo spettacolo mi è piaciuto molto. Mi ha fatto ridere, immedesimare, emozionare. Bella le musiche dei Sigur Ros che si sposavano bene e coinvolgevano nelle scene salienti.
Inizialmente il dialogo tra i due protagonisti mi sembrava quello tra le mie due coscienze. Una che mi spinge a correre e l'altra a mollare. Una che mi dice che ho la tosse, sono malata, non ce la posso fare e l'altra che si incazza e urla per la voglia di esplodere e avere la meglio sulla giornata, sulle difficoltà, sulla vita insomma.
Ho riflettuto sul fatto di uscire a correre in compagnia, allo sprono. Mi sono emozionata alla fine, che ovviamente non svelo, ma la parte che più mi ha fatto pensare è il lungo momento in cui i due, sempre correndo e faticando si chiedono vicendevolmente: "Perchè corriamo?".Questito al quale non viene data risposta.
Forse ha ragione mio padre, anch'esso spettatore questa sera. Se ci dessimo una risposta smetteremmo di correre.
Ora vado a letto. Domani mi aspetta una nuova impresa.
Ultima cosa relativa allo spettacolo... ho riso quando scherzando dicevano che le donne che corrono sono lesbiche e che le donne non possono sopportare la fatica. E anche quando dicevano che non si possono appassionare di pugilato... Ehilà, voi due, non ce l'avrete mica con me!

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